Ho visto un dio
1/4/2001

AI CONFINI DEL MONDO

non si sta poi così male...
(P.F.) Ho trenta anni, gioco al calcio dall'età di dieci. Faccio l'ala sinistra, una finta, un cross, talvolta un tiro, quando capita. Non capita molto spesso. No, davvero. Perchè sull'altra fascia giocano i terribili gemelli Pasquali, due forze della natura che asfaltano campo ed avversari. Sono stati pure convocati in Nazionale, terzino e tornante, e forse faranno i Mondiali, insieme al nostro grande portiere D'Amore. Ad essere bravi, sono bravi, ma godono anche di un'ottima stampa. Sapete, quel tipo di giornalisti che ti danno un bel voto anche se non hanno visto la partita. Quelli che in televisione fanno vedere solo le cose buone e mai gli errori, e invece ne fanno, Dio buono se ne fanno!

Sì, lo ammetto, sono invidioso. La palla è sempre lontana, quasi un punto sfocato sull'orizzonte, l'azione scorre fluida dall'altra parte del campo, sul lato felice dell'universo. Il mister mi urla: "Scatta, 'orco zio!", ed io a correre come un gobbo in attesa del lancio. Poi mi giro, e sono tutti a battagliare sulla destra, a darsele di santa ragione per il possesso del sacro cuoio. Dal mio punto di vista, il mondo esiste solo a destra. Sono così fuori dai giochi, che quando facciamo gol sono sempre l'ultimo ad abbracciare i compagni; Poli e Selli, i nostri bomber, a stento mi riconoscono. Eppure, per ogni fuga non premiata, per ogni pezzo di cuore lasciato sulla bandierina, so che ho fatto la mia parte per la squadra, impegnando il mio marcatore, creando spazi per Ato e Oto, i giapponesi che giocano in mediana, favorendo in definitiva gli unici schemi che proviamo durante la settimana: la palla sulla destra ai maledetti gemelli Pasquali... Il mister però sa che può contare su di me: mi alleno come un mulo, perchè l'occasione arriva quando non te la aspetti più, quando stai tirando il fiato dopo l'ennesima corsa a vuoto, e il cuore ti scoppia di rabbia e fatica. E' dura, ma non mollo.

Dietro di me gioca il terzino Cristinsen, un danese dall'animo gentile e il piede di marmo. Siamo compagni di camera. Parlando la sera, durante i ritiri, si sogna assieme di un mondo più giusto, dove la distribuzione dei palloni sia equa e non decisa a priori, dove il gioco sgorghi pulito in ogni zona del campo. Sognamo di correre a perdifiato, con il petto in fiamme e la gioia nelle gambe, come i bambini sull'erba dei prati, e di avere la fiducia dei compagni, sapere che contano su di noi, e sì, ci presteranno il pallone per qualche azione, ce lo affideranno come si fa con una cosa preziosa, perchè si può giocare e forse vincere anche sul lato sfigato dell'universo. Quando ne parlo con il mister, dice che dovrei essere più concreto, che sono fumoso come un sigaro toscano di cattiva qualità.

La verità è che mi piace dribblare, provare qualche piccolo numero, anche per il piacere di chi ci viene a vedere. Diciamo che per ogni giocata riuscita ci sono una decina di palloni persi... Onestamente non mi pare così grave. Il mister non la pensa così. Nello spogliatoio, prima della partita, dice sempre ad Ato e Oto: "Torito kumi, torito kumi, torito kumi!", che vuol dire: "A destra, a destra, a destra!". Tranne in un caso, che purtroppo capita solo due volte all'anno. E' quando sulla mia fascia mi trovo a giocare contro Gnomone, che qualche anno fa ebbe un incidente con la moto e da allora non si è più ripreso. Per lui la mia solita finta va più che bene e il mister lo ha capito, tanto che mi dice: "Oggi è la tua partita, non puoi fallire". Ed io sono felice, perchè è bello ricevere degli incoraggiamenti, ma poi bisogna meritarseli sul campo. Ricordo che una volta, dopo aver perso male, con tanto di contestazione del pubblico pagante, il mister mi attaccò al mio armadietto e, davanti a tutti, mi urlò: "Devi produrre gioco! Se vuoi fare il poeta vai a scrivere su Zibaldone.it, sennò accetta le regole!". Io gli risposi: "Le sue regole fanno schifo, il suo gioco fa schifo, lei mi fa schifo".

Ho trenta anni, faccio l'ala sinistra, ma con incursioni anche in altre zone del campo. Ultimamente gioco pochissimo, ma non per scelta tecnica. No, credetemi, non sono un campione, di me probabilmente nessuno dirà mai: "Ho visto un dio", ma non importa, finchè potrò correre e giocare...


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